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Attività svolte nell’anno 2006 dall’associazione “Nevo Drom”

27  aprile    2006    Conferenza stampa:la nascita dell’Ass. Nevo Drom.

5  maggio  2006      “Mari Festa”:  mostra fotografica “Con gli occhi dei bambini” e concerto del complesso “u sinto” presso Parco Petrarca, Bolzano , in collaborazione con Fondazione ODAR e con il patrocino del Comune di Bolzano.

Altri Apartheid 

7 e l’8 maggio 2006

Ha Roma si sono tenute due giornate contro la discriminazione razziale dei rom e dei sinti. L’associazione Nevo Drom ha partecipato con alcuni suoi rappresentanti. Nella prima giornata sono state affrontate le problematiche dei rom romeni, mentre nella seconda giornata si è discusso a lungo con i rappresentanti della Commissione Europea per i Diritti Sociali e con il portavoce in Italia dell’ERRC, Claud Cahn. Inoltre è stato presentato il primo rapporto di osservAzione “Cittadinanze imperfette”, nel quale si trovano frequenti riferimenti alla situazione di Bolzano. sintesi prodotta da osservAzione. La tavola rotonda “Contrastare la segregazione abitativa e l’esclusione sociale di rom e sinti in Italia”, organizzata dallo European Roma Rights Centre (ERRC) e da OsservAzione – centro di ricerca azione contro la discriminazione di rom e sinti, ha avuto luogo a Roma negli spazi del MACRO (Museo di Arte Contemporanea). All’incontro hanno partecipato rappresentanti del Consiglio d’Europa, delle autorità italiane e attivisti di organizzazioni rom e sinte, oltre che di gruppi di
supporto, provenienti da tutta l’Italia.  Nel contributo di apertura, Claude Cahn, direttore dell’ERRC, ha sottolineato l’importanza della decisione del Comitato Europeo per i Diritti Sociali nella vertenza ERRC contro Italia. La decisione, pubblicata a fine aprile, condanna lo Stato italiano per la violazione dell’articolo 31 (diritto alla casa) insieme all’articolo E (principi di  anti-discriminazione) della Carta Sociale Europea come conseguenza di politiche e prassi discriminatorie che portano alla segregazione abitativa di rom e sinti.
Nella decisione, il Comitato unanimemente dichiara che:
* La carenza di spazi di sosta per i gruppi rom e sinti itineranti costituisce una violazione dell’articolo 31(1) della Carta Revisionata, letto insieme all’articolo E;
* Gli sgomberi forzati e le altre sanzioni ad essi associati costituiscono una violazione dell’articolo 31(2) della Carta Revisionata, letto insieme all’articolo E;
* La mancanza di soluzioni stabili per i rom e sinti sedentari costituisce una violazione degli articoli 31(1) e 31(3), letti insieme all’articolo E.
Alla tavola rotonda, il presidente del Comitato Europeo per i Diritti Sociali, Jean-Michel Belorgey, presentando la decisione del comitato sul reclamo collettivo dell’ERRC contro l’Italia, ha sottolineato che:
* Rispetto all’applicabilità della Carta Europea Revisionata, gli Stati che hanno ratificato la Carta hanno l’obbligo di applicarla a tutti gli individui che vivono sui rispettivi territori senza riguardo al loro status giuridico. Il fatto che alcuni rom non abbiamo un regolare titolo di soggiorno in Italia non esime lo Stato italiano dal garantire loro le
protezioni sancite dalla Carta.  *Rispetto agli obblighi degli Stati Parte della Carta Sociale Europea Revisionata, gli Stati hanno la responsabilità di assicurare che tali principi siano attuati senza riguardo per il fatto che, a causa della decentralizzazione delle strutture di governo del territorio, alcune funzioni particolari siano responsabilità di Comuni e Regioni;
*Rispetto alla raccolta di statistiche, spetta agli Stati raccogliere regolarmente dati, inclusi dati disgregati secondo l’appartenenza etnica, che riguardano la situazione di quei gruppi ritenuti discriminati.
*Rispetto alla proibizione di ogni forma di discriminazione razziale sancita dalla Carta, l’assenza di risposte specifiche da parte dello Stato per affrontare la situazione di rom e sinti costituisce una violazione degli obblighi degli Stati parti stabiliti dalla Carta.
Henry Scicluna, il coordinatore delle iniziative per rom e sinti del Consiglio d’Europa, e Adem Bejzak, presidente di Amalipé Romanó, associazione che riunisce i rom dell’area fiorentina, hanno sottolineato l’importanza della partecipazione dei rom nella preparazione e realizzazione delle politiche rivolte al miglioramento della loro
situazione.
Anche il professor Claudio Marta, rappresentante per l’Italia nel gruppo di esperti sulla questione rom del Consiglio d’Europa (MGS-Rom), ha evidenziato il ruolo della partecipazione e ha chiesto un maggiore coinvolgimento di rom e sinti nei processi decisionali.
I partecipanti alla tavola rotonda hanno chiesto la creazione di un Tavolo Nazionale per Rom e Sinti per coordinare gli interventi messi in campo localmente e valutare l’impatto di norme e politiche sulla vita di queste comunità.
Casi e testimonianze di violazioni dei diritti fondamentali di rom e sinti in Italia da parte di attori istituzionali e non sono stati presentati da Nando Sigona e Lorenzo Monasta di OsservAzione, sulla base di uno studio condotto in numerose regioni italiane. Il rapporto “Cittadinanze Imperfette” (Edizioni Spartaco, 2006:www.edizionispartaco.it), che riassume i risultati dello studio, raccoglie nel dettaglio casi di esclusione e discriminazione di rom e sinti in ambito lavorativo, scolastico e abitativo. I dati raccolti dimostrano come molte politiche e prassi adottate dalle autorità italiane si fondano su un radicato anti-ziganismo. La nozione di “nomadismo”, imposta anche su persone che nomadi non sono, ha determinato una politica di segregazione dei rom dalla società maggioritaria e ostacolato la loro partecipazione.
Persistenti e diffusi stereotipi sullo “zingaro criminale”, secondo il professor Simoni del Network Europeo di Esperti Indipendenti sui Diritti Fondamentali, hanno prodotto effetti distorti e discriminatori nell’applicazione della giustizia in sede processuale.
Guardando a possibili strategie per il futuro, i partecipanti hanno discusso possibili forme di cooperazione tra l’UNAR, ufficio nazionale anti-discriminazione razziale, e le associazioni impegnate nella difesa dei diritti di rom e sinti. Antonio Giuliani dell’UNAR ha discusso della trasposizione della Direttiva Europea 43/2000 nel sistema italiano,
evidenziando la possibilità per le associazioni a difesa dei diritti di rom e sinti di agire in giudizio a difesa dei diritti individuali e collettivi.
Infine, i partecipanti hanno anche chiesto all’UNAR di avviare un’ampia consultazione con associazioni e esperti al fine di dettagliare una strategia volta ad affrontare i problemi di razzismo e discriminazione contro rom e sinti in Italia.

30  maggio 2006     Conferenza stampa :presentazione proposta di progetto microarea famiglia Gabrielli.

01 giugno 2006        Libertà è una roulotte dentro al casa

I Gabrielli di via Resia presentano al Comune un progetto per la microarea

BOLZANO. Casette prefabbricate in legno, ma con dentro la roulotte: stanziali ma con una idea di libertà. E’ questo il progetto presentato da Radames Gabrielli per la microarea che ospiterà la sua famiglia. Il 12 marzo i dieci caravan dei Gabrielli hanno lasciato via Resia (erano lì da 25 anni) per fare posto al cantiere di Firmian. In via provvisoria si sono trasferiti nello spiazzo dove sorgerà la scuola elementare del nuovo quartiere, ma in ottobre dovranno andarsene anche da lì.  A Radames Gabrielli, presidente dell’associazione Nevo Drom, il Comune ha promesso una microarea, sempre nella zona di via Resia. Radames, il più anziano della famiglia di sinti dopo la morte del padre Pietro (violinista per tradizione), si è messo al lavoro e ieri ha presentato il progetto che propongono al Comune: «Sono dieci casette in legno all’interno delle quali metteremmo i caravan, così sarebbe tutto ordinato. Ci sarebbe anche una zona soggiorno e il bagno, ma per dormire useremmo la roulotte, perché questa è la nostra cultura». Gabrielli è ostile da sempre all’idea di campo nomadi e ora ha la soddisfazione di vedere che anche il Comune ha deciso la smobilitazione, perché la Spaghettata e Castel Firmiano, per ragioni diverse, sono diventate situazioni inaccettabili. L’amministrazione si sta indirizzando verso le microaree per famiglie allargate (genitori, figli e nipoti), che eviterebbero, è la speranza, le lotte tra gruppi che provocano frequenti interventi di polizia e carabinieri alla Spaghettata. Le casette, spiega Gabrielli, verrebbero realizzate dal Comune, «ma noi pagheremmo l’affitto, tutti gli allacciamenti e non ci sarebbero i costi di gestione dei campi». Gabrielli ha raccontato lo spirito dei sinti, risalendo indietro di molti anni: «All’inizio girarono perché non potevano fermarsi da nessuna parte, perché erano stranieri, persone mai viste, mai conosciute, personaggi così strani, neri ma non neri, bianchi ma non bianchi, non si capiva chi erano e da dove venivano, e perciò mandati via da tutte le parti. Cominciarono il loro girovagare per tutto il mondo, senza mai fermarsi più dello stretto necessario, e cosi cominciò a piacere».

I Sinti, dal nomadismo alle microaree

Uno dei diritti fondamentali di cittadinanza riguarda l’abitare. Tutte le popolazioni hanno diritto ad autodeterminare una situazione abitativa dignitosa e consona alle proprie attitudini e costumi culturali.                                            L’associazione Nevo Drom ha preso posizione riguardo le condizioni abitative dei Sinti di Bolzano, contestando i campi nomadi e sostenendo i progetti di microaree. In una conferenza stampa, il presidente dell’associazione, Radames Gabrielli, ha  tracciato la storia dei modi di vivere dei sinti, approdando ai giorni nostri con una proposta concreta di microarea di cui ha mostrato alcune bozze di progetto, di seguito riportiamo il testo integrale dell’intervento e alcuni dei disegni mostrati.

Per capire l’importanza delle microaree al giorno d’oggi bisogna tornare indietro nel tempo e parlare di come vivevano i sinti in Alto Adige fino al secondo dopoguerra.                                                                                        Si afferma che i Sinti, provengono dall’India settentrionale, da dove emigrarono per cause ancora sconosciute, si afferma che passarono in Persia, in Grecia, nei Balcani e da lì si diviserò e si sparpagliarono hi tutto il mondo, specialmente hi Europa, dove ancora oggi ci sono tantissimi, a documentare i Sinti e Rom, sembra che abbiano iniziato nei dintorni del 1400, vivendo hi tutte le regioni, si distinguono in due gruppi, i Sinti e i Rom, in Italia ci sono gli Estraicharia, khranaria. khrasaria, i veneti, i piemontesi, i lombardi, poi ci sono gli istriani, sloveni, croati, kalderasha. lovaria, khorakhane, ecc. Questi sono i nomi della maggior parte dei Sinti e Rom che vivono in Italia.        Da quella lontana partenza cominciò il loro girovagare. I sinti giravano in gruppi di famiglie allargate. Una famiglia allargata è composta dalla coppia di genitori, i loro figli e le rispettive famiglie con i nipoti. All’inizio girarono perché non potevano fermarsi da nessuna parte, perché erano stranieri, persone mai viste, mai conosciute personaggi così strani, neri ma non neri, bianchi ma non bianchi, non si capiva chi erano e da dove venivano, e perciò mandati via da tutte le parti, così cominciarono il loro girovagare per tutto il mondo, senza mai fermasi più dello stretto necessario, e cosi cominciò a piacere, divenne bello girare per il mondo, il Sinto era diventato un popolo di girovaghi, lavorando chi con gli orsi, con i cavalli, saltimbanchi, battitori di rame, c’erano sinti che facevano i fabbri riparando i ferri di cavalli e i musicisti, tutti i sinti giravano per tutte le regioni, province ecc. La mia famiglia girava in Alto Adige e in Veneto, fermandosi nelle località turistiche, come Ortisei, Cortina, in Val D’ega, Siusi, e tante altre. Ci guadagnavamo da vivere suonando negli alberghi o nelle piazze. La mattina le donne andavano al paese a leggere la mano o le carte, a predire il futuro a chi voleva sapere cosa lo aspettava, e a vendere gli oggetti costruiti dagli uomini, vicino ai carri, come cesti e borse con i rami di vimini, molto buoni per fare tali lavori, poi c’erano i liutai, che fabbricavano i violini, le chitarre, i mandolini, ed i bambini pensavano solo a divertirsi, a giocare a correre nei verdi prati, pieni di bei fiori.

I sinti hanno fatto questa vita per molti secoli, fin dopo la fine della seconda guerra mondiale, diciamo dall’anni sessanta hi poi hanno cominciato a cambiare, la loro vita non era più molto bella e felice i loro lavori cominciavano ad andare male non si riusciva più a vendere bene come prima, o a lavorare con i loro lavori tradizionali, c’erano persone, e ci sono ancora, che vivevano di espedienti anche non legali pur di sopravvivere.(sia tra i sinti e tra i non sinti)

Non ci sono più i cavalli, i carrozzoni, i boschi, i prati, oggi possediamo le automobili, le roulotte, ma non si può più girare liberamente il mondo, non si può fermarsi dentro un bel bosco, in mezzo ad un prato verde con tanti fiori, i bambini non possono più correre liberi dove vogliono ( questo vale per tutti i bambini del mondo) oggi c’è’ il cemento, la ghiaia, la recinzione, il divieto ad entrare, i grattacieli a mille piani, senza prati, alberi, fiori, non si può più divertirsi con la natura. Intorno agli anni 60 per sopravvivere molte famiglie sinte si sono fermate vicino alle città, più stabilmente. Ad esempio a Bolzano i sinti vivevano nei campi alla periferia della città, nella zona del San Maurizio, poi in via Fago, poi ancora in via Resia, Questa presenza però ha dato molto fastidio alla popolazione e negli anni 90 si è arrivati a costruire il campo nomadi.

I campi nomadi, perchè non vanno bene                                                                                                              Vivere in un campo nomadi, non è come vivere in un condominio, in un campo nomadi non c’è’ privacy, ma in un condominio si, anche se ci sono tante famiglie! Perché sono ognuno nel proprio appartamento, molto lontano da paragonare a una piazzala, in un campo nomadi. Nel campo nomadi hanno messo tante famiglie allargate tutte assieme. Questo non va bene non si può mettere trenta o quaranta famiglie tutti insieme, una attaccata all’altra, come fanno ad andare d’accordo. Non sono ne figli ne fratelli, sono tutti di famiglie diverse, con i loro problemi. Non è una sola famiglia allargata, che riconosce un capo. Nel campo nomadi ci sono tanti capi famiglia, ma nessuno che decide per tutti, però i problemi di uno, diventano di tutti. Per questo non si può parlare di responsabilità, di pulizia, di igiene, (ci sono troppe persone)chi si prende la responsabilità dentro un campo nomadi? Chi pulisce? Chi detta l’ordine? Nessuno! Perché, non ci vive una famiglia sola, unica, ma tante. La responsabilità si prende solo per la propria famiglia, una famiglia allargata, ma unica, sola. Inoltre in un campo nomadi i sinti sono messi in un grande piazzale recintato, con dei guardiani davanti per vedere chi esce o chi entra, e al posto dei servizi vengono usati dei container, che di solito si usano nei cantieri. Per un sinto vivere hi un campo nomadi, è come vivere hi un campo di concentramento, rinchiusi, segregati, eliminando la nostra libertà e la nostra allegria.

I sinti in casa                                                                                                                                                                Non e nostra usanza e tradizione, vivere in casa, anche se molti sinti da quando hanno costruito i campi nomadi, hanno deciso di andare a vivere in casa, pur di non vivere nel campo. Alcuni si trovano bene, per altri invece la casa non è adatta, è una tortura e tornerebbero a girare molto volentieri.

Le microaree                                                                                                                                                                    La microarea e un’area più piccola di un campo nomadi, dove risiede una sola famiglia allargata. E’ un’area dove ogni singola famiglia dispone di uno spazio privato e di servizi adeguati. Non sono marginali rispetto all’abitato e ai servizi. Le microaree non sono custodite, ma affidate alla responsabilità delle persone che la occupano, cosi come qualsiasi appartamento concesso in affitto. Non esiste un regolamento come al campo nomadi, dove quasi devi chiedere il permesso per andare via per qualche settimana, o se vuoi ospitare dei parenti. Tutt’al più un contratto d’uso e contratti delle relative utenze. Le microaree per molti sinti sono la soluzione abitativa migliore perché non obbligano a rifiutare le nostre usanze, culture e tradizioni. In una microarea c’e’la privacy, c’è chi comanda, c’è’ chi pulisce, c’è più igiene, senza dover guardare chi ti e vicino, perché c’è una sola famiglia, la propria famiglia, allargata e basta, ( composta da: genitori, figli, nipoti,). Si vive con più orgoglio, più rispetto, un bel posto dove vivere decentemente, con onore, con la propria cultura e tradizione e con la propria responsabilità. Inoltre un aspetto che bisogna rilevare è che costruendo una microarea ci sono meno problemi e meno spese per il Comune, perché non occorre più darlo in gestione alle cooperative o altri enti, perché una microarea è auto gestita dalla famiglia, che si paga luce, acqua, gas, affitto, che fa la manutenzione, ecc, come in un normale condominio.  La microarea vuole dire, portare al miglioramento la vita del popolo sinto, non denigrarla come e stato fatto fino ad oggi.

La microarea è il primo passo per aiutare il popolo sinto.                                                                                  Come progettare una microarea                                                                                                                                    Nella fase di progettazione delle microaree è fondamentale che siano coinvolte le famiglie stesse che poi andranno a vivere in quell’area. A Bolzano la prima famiglia coinvolta nella costruzione di una microarea è la mia Sono già stato contattato dagli architetti incaricati dal Comune per fare il progetto, e io ho preparato dei disegni per far vedere agli architetti come desidero che venga realizzala la microarea.

Presidente: Nevo Drom. Gabrielli Radames.

23  giugno  2006    “Cittadinanze imperfette”:Presentazione e discussione della pubblicazione                                  L’Associazione culturale di promozione sociale NEVO DROM invita OsservAzione a presentare il rapporto sulla discriminazione razziale di rom e sinti in Italia. Discute con gli autori del rapporto il direttore dell’ERRC (European Roma Rights Centre). L’incontro sara’ anche un’opportunità’ per un approfondimento sulla situazione locale.

29  luglio    2006     Manifestazione:culturale con concerto e mostra fotografica a Vipiteno (BZ)

Progetto Cooperativa di servizi: l’associazione “Nevo Drom”  si è proposta di andare sia negli uffici provinciali che in quelli comunali, presso la SEAB, presso la Camera di Commercio, all’Ufficio Provinciale per il trasporto (autotrasportatori), presso l’Associazione degli Artigiani (CNA) ed alla Lega Cooperative,  nell’intento di reperire informazioni per la costituzione di una cooperativa di servizi e promuovere  lavori artigianali per i sinti.

Progetto Mercatini:incontro preliminare il 14-11-2006 con rappresentanti del Comune, Provincia per studiare il progetto  relativo al mercatino itinerante sinto, opportunità inserimento lavorativo e interazione con la popolazione.

Interventi Fuori Provincia:l’Ass. si è assunta l’impegno, dietro richiesta di comunità sinte locali, di intervenire per i sinti di Piacenza e di Gambolò (PV), parlando con l’amministrazione comunale e provinciale, al fine di portare miglioramento nelle condizioni di vita degli stessi sinti.

L’associazione si sta attivando per fondare altre associazioni in tutto il territorio nazionale.

Intervento antidiscriminazione:denuncia presso l’UNAR e l’Osservatorio Provinciale contro le discriminazioni, contro i gestori di un camping di Vipiteno, .

Partecipazione alla stesura:di progetto FSE di formazione musicale e manageriale del complesso “u sinto” .

Partecipazione alla presentazione:di un progetto di mediazione culturale e inserimento scolastico organizzato dal comune di Trento con l’Ass. Sucar Drom di Mantova.

19-11- 2006. Firma del contratto: tra la scuola  ZELIG e l’associazione “Nevo Drom” per documentario su una famiglia di sinti a Bolzano.

Partecipazione ad incontri nazionali ed europei:

Contatti di rete con associazioni:

Roma:presentazione della pubblicazione “Cittadinanze imperfette” organizzata da Osservazione e ERRC

Torino:ENAR.

Incontri per proposte operative per l’anno Europeo, per le pari opportunità.